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Homo Delphinus

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Omaggio a Jacques Mayol

mayoldelfinoJaques Mayol ha lasciato un segno profondo nel mondo dell’apnea subacquea. Quella che proponeva era una concezione totale, che vedeva nel mare un ambiente di vita a cui aspirare. Grazie ad una sensibilità e ad una lungimiranza notevoli questo straordinario personaggio ha saputo coniugare in modo mirabile tecnica e filosofia, corpo e mente, riflessione su aspetti sportivi e antropologici dell’immersione. Mayol è stato innanzitutto un maestro di pensiero. Ha inaugurato un nuovo modo di concepire l’immersione in apnea. La sua vera grandezza è stata probabilmente quella di dare uno spessore culturale a questa disciplina: non si tratta solo di trattenere il fiato e scendere il più a lungo (o a fondo) possibile. L’obiettivo è in ultima analisi un altro. Il senso della sua ricerca era la conoscenza, intesa in un senso molto ampio e, diremmo oggi, molto moderno.

Interlocutore privilegiato e irrinunciabile in questo percorso era per Mayol il delfino animale con il quale sentiva un’affinità profonda. In un’epoca in cui il rapporto tra uomo e animali sembra potersi realizzare prevalentemente sotto il profilo del dominio e dello scontro, l’intuizione dell’apneista francese assume un significato particolare. Ed è interessante notare come la ricerca scientifica di questi ultimi anni, in particolare la zooantropologia, stia evidenziando come il confronto con l’alterità animale sia uno dei veicoli principali nella costruzione della cultura umana. Mayol ha intuito questo aspetto e ha saputo concepire un pensiero controcorrente. In effetti la nostra cultura ha prevalentemente definito uomo e animale come entità opposte e non dialoganti. In questi ultimi anni la scienza ha frantumato questa visione dimostrando come non solo come l’uomo è egli stesso un animale a tutti gli effetti, ma come lo sviluppo culturale-tecnico dell’uomo necessita costantemente del confronto con l’animale. Senza animale non si dà nessuna cultura.
Il concetto dell’uomo delfino proposto da Mayol viene, a distanza di anni, rivalutato e riconsiderato come una delle più straordinarie intuizioni del pensiero umano di questi ultimi decenni.
Un pensiero sul quale vale senz’altro la pena soffermarsi.

Verso la fine degli anni cinquanta si fermò negli Stati Uniti dove lavorò al Seaquarium di Miami, ove si innamorò definitivamente di quelle straordinarie creature marine che sono i delfini. Dalle lunghe ore trascorse ad osservare gli adattamenti all’acqua di questi mammiferi, Mayol cercava di trarre insegnamenti su come l’uomo potesse diventare più “acquatico”. Tranquillità, lenti movimenti, controllo del proprio corpo, della respirazione, e anche del cuore, attraverso lo studio della disciplina dello Yoga, costituivano il credo fondamentale di quest’uomo, da un punto di vista fisico tutt’altro che eccezionale. Mayol non era un gigante, non aveva doti fisiche al di sopra della media, neppure la sua capacità polmonare era così ampia (circa 7 litri), eppure aveva la capacità di restare sott’acqua per lungo tempo, manifestando una calma ed un autocontrollo pressoché assoluti.

La Teoria della Scimmia Acquatica

libroAlcuni testi sono tratti dal libro “L’Uomo Delfino” scritto da Jacques Mayol, in cui riporta gli studi degli studiosi Sir Alister Hardy e Elaine Morgan.

Si tratta della cosiddetta teoria “acquatica ” dell’ascendenza dell’Uomo, attraverso uno degli anelli mancanti della catena degli antenati. Questa teoria fu proposta per la prima volta da un eminente Biologo Marino, il professor Sir Alister Hardy, nella rivista “The New Scientist” nel 1960, ed in seguito ripresa dalla sociologa americana Elaine Morgan.
Secondo Hardy e Morgan, uno dei nostri antenati sarebbe stato una grande scimmia del Miocene, della famiglia “PROCONSUL”, che prima di diventare terrestre avrebbe fatto un tirocinio di molti milioni di anni nell’acqua.
Questo animale, più piccolo di un gorilla, viveva sui grandi alberi esistenti durante il Miocene, infatti il clima umido e le abbondanti piogge avevano fatto sviluppare una immensa foresta vergine. Ma durante il Pliocene si abbattè una tremenda siccità che durò 12 milioni di anni.
La maggior parte degli Antropoidi non sopravvisse eccetto:

1) Quelli che resistettero in foreste isolate dai quali discendono i gibboni.

2) Quellli che si adattarono alla vita fuori dalle foreste, come l’australopithecus.

3) Altri esemplari scoperi recentemente che sono senza dubbio i cugini più diretti delll’Homo Sapiens.

4) I discendenti del Proconsul.

Le siccità impiegarono 2 milioni di anni a spingere i Discendenti del proconsul in riva al mare, ma passarono altri 10 milioni di anni prima della fine del Pliocene.
Durante questo periodo si verificarono una serie di cambiamenti sbalordtivi.

Perdita della pelliccia e crescita dello strato sottocutaneo – Questa scimmia conducendo una vita anfibia perse la pelliccia, ma non del tutto.
Ne conservò un pò sotto le ascelle, sulle parti genitali a protezione dai colpi e dalle abrasioni e sulla testa (la criniera aveva una funzione ben diversa dalla pelliccia, tanto più che quessto animale passava la maggior parte del tempo in superficie).
Perchè perse la pelliccia? Per la stessa ragione per la quale l’hanno perduta tutti i mammiferi che sono ritornati completamente al mare dopo un soggiorno di diversi milioni di anni sulla terra: i Cetacei.
Questi divenuti totalmente marini non hanno più la pelliccia, ma invece uno strato di grasso sottocutaneo che l’ha sostituita rispettando così, fra l’altro le esigenze idrodinamiche del movimento in acqua.
Cosa veramente straordinaria è che l’uomo non ha più la pelliccia; ha, invece come i mammiferi marini uno strato di grasso sottocutaneo che lo protegge dal freddo dell’acqua.
Cosa ancora più sorprendente: Tutte le grandi scimmie di oggi hanno la pelliccia , ma non lo strato di grasso sottocutaneo. I loro antenati non fanno parte del ramo proconsul.Continuando a parlare della pelliccia, i pochi peli che restano sul corpo degli uomini sono disposti in un modo molto diverso dalla pelliccia di una scimmia.
Particolare ancora più notevole se si osserva la disposizione dei peli di un feto umano prima che li perda. Questi sono disposti nella stessa direzione delle linee che il movimento dell’acqua creerebbe sul corpo.

Organi Genitali – L’uomo tra tutti i primati è quello che possiede l’organo sessuale proporzionalmente più sviluppato. Handy e Morgan cercano di darcene una spiegazione che vale la pena di riassumere.
le femmine della scimmia acquatica avrebbero subito delle modificazioni morfologiche inevitabili, come l’allungamento del corpo in posizione orizzontale, da cui la caduta verso l’interno degli organi genitali.
In effetti le femmine di primati di accoppiano da dietro e hanno organi genitali facilmente accessibili.
Per essere meglio protetti nell’ambiente marino gli organi genitali della femmina cominciarono a ritirarsi e, nelle femmine non ancora sessualmente attive, a coprirsi di una membrana di protezione. Questa membrana è l’imene. Solo le femmine vergini dell’HOMO SAPIENS possono vantarsi di averla, poichè nessun primate ne è in possesso.
Di conseguenza il membro sessuale del maschio assunse nuove proporzioni permettendo l’accoppiamento frontale o laterale, che è quello praticato da tutti i mammiferi marini.

Narici – Tutti i primati hanno orifizi nasali diretti davanti a loro. Questo fatto fa si che non si possano immergere per più di pochi metri poiché non sono in grado di compensare la pressione.

Mani e piedi – L’uomo è un primate, i primati comprendono tanto i lemuri che le scimmie, anche loro mammiferi unguicolati con encefalo complesso. Le scimmie hanno la faccia nuda, le mani e i piedi prensili che terminano con unghie.
Le grandi scimmie che si avvicinano di più all’uomo (scimpanzè, gorilla, gibboni) sono antropoisi. Come l’uomo sono prive di coda. Per contro a differenza dell’uomo, i loro piedi sono prensili.
Ciò tuttavia, non impedisce loro di camminare con i piedi, anche se, in effetti, questi piedi sembrano piuttosto mani.
Ora, osservando i piedi umani o quelli di individui primitivi si può constatare che essi non hanno più nulla della mano.
Alcuni antropologi affermano che la forma dei piedi dell’uomo si è allungata in rapporto a quella degli antropoidi perchè l’uomo si è evoluto verso una postura e un mondo bipede.
Altri antropologi, di una scuola più moderna affermano invece che l’Uomo è sempre stato un bipede e che, in conseguenza di ciò non si è evoluto da una stazione quadrupede. Esso ha sempre avuto quindi le mani e i piedi!
La situazione sembra confusa. Se la teoria della scimmia acquatica fosse giusta allora i famosi piedi dell’Homo Sapiens potrebbero anche assomigliare a delle lunghe… pinne!
La pelle alla base di ogni dito dei piedi, e che li separa, può raggiungere presso certi individui, delle proporzioni che fanno veramente pensare ad un residuo di piccole pinne.
A tal punto che si potrebbe pensare che queste membrane siano state un tempo simili a quelle che costituiscono le zampe dei palmipedi.
Nel 1926, Scrive Hardy, Basler esaminò 1000 scolari e notò che il 9% dei ragazzi e il 6.5% delle ragazze avevano lo spazio tra il secondo e il terzo dito del piede nettamente palmato.
Dopo aver letto queste righe ho subito controllato il mio secondo e terzo dito del piede e ho costatato che, effettivamente, essi sono in parte palmati. Provate un po’ a controllare i vostri.

Elaine Morgan si spinge più lontano: L’uomo è incapace di allungare più di 90 gradi il pollice e l’indice delle manicontrariamente al gorilla per esempio.
Non è una questione di articolazione oppure di ossatura, ma semplicemente di pelle. Questa pelle, questo residuo di pinna a cosa è potuta servire? perchè gli altri primati non mostrano questo segno di passato acquatico?
La mano dell’uomo è molto efficace in acqua come una piccola pinna.
Hardy afferma inoltre che l’estrema sensibilità delle estremità delle dita può supporsi dovuta all’abitudine della scimmia acquatica, che sott’acqua non ci vedeva bene, di cercare a tentoni il proprio pasto.

sirenaIl sogno di Jacques Mayol era che l’uomo, un giorno, potesse ricongiungersi con il mare che è per esso come il liquido amniotico per un feto, rispettandolo ed imparando a viverlo. Se l’uomo fin da piccolo fosse educato all’apnea -afferma il campione- nel giro di 2-3 generazioni potrebbe tranquillamente raddoppiare le profondità e quadruplicare i tempi di apnea, e quindi in pochi anni tornare a nuotare con i delfini…

…sai cosa bisogna fare per vivere nel mondo delle sirene? Devi scendere in fondo al mare, molto lontano, così lontano che il blu non esiste più, laddove il cielo non è che un ricordo. E quando sei là, nel silenzio, ti fermi, e se decidi che vuoi morire per loro e restare con loro per l’eternità, allora le sirene vengono verso di te, a giudicare l’amore che gli offri. Se è sincero, se è puro, allora ti accoglieranno per sempre…

Jacques Mayol

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