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Addio al re degli abissi

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enzo-maiorca-new«Per conoscere davvero il mare, bisogna prima conoscere la propria anima e il proprio cuore». In questa frase c’è l’essenza di Enzo Maiorca, il siracusano che ha segnato un’epoca e riscritto il limite delle immersioni subacquee in apnea, abbattendo più volte il record mondiale.

Ora Maiorca ha varcato l’ultima soglia, al culmine di una vita densa di interessi e con un amore sviscerato per il mare. Maiorca ha lasciato il mondo a 85 anni, nella “sua” Siracusa; come avviene quando muore un poeta, per migrare altrove, alla scoperta di nuovi confini. Così se ne è andato uno dei più grandi apneisti di sempre, un pioniere quando la specialità era ancora un mondo inesplorato. La sua resta comunque un’esistenza irripetibile. La sua prima maschera da sub fu una protezione antigas, che era stata riciclata nel periodo post-bellico.

Quel ragazzo cresciuto a pane e mare aveva coraggio e non ci volle molto a dimostrarlo. Per lui abbattere ogni limite umano e scavare un solco nella storia delle immersioni sono state le cose più naturali del mondo. La carriera di Enzo è stata costellata dai record: in assetto variabile partì da -45 metri, nel 1960, e si migliorò per 17 volte, l’ultima nel 1988, quando arrivò a toccare uno stupefacente -101 alla veneranda età (almeno per un essere umano sottoposto a uno sforzo così intenso) di 57 anni. In assetto costante restano scolpiti nella storia di questa disciplina i -55 metri del 1979.

«Il mare è stata la mia seconda casa – andava ripetendo, con orgoglio e nostalgia – io gli sono grato». Dopo avere abbandonato la pratica agonistica, Maiorca ha sposato l’impegno ambientalista, che è divenuto nel tempo la sua nuova passione.

Nel 2006 ha ricevuto la medaglia d’oro al merito di Marina per le gesta sportive e la difesa dell’ambiente. «È stato un pescatore greco – rivelò, un giorno – che mi ha spiegato come il cervello e il cuore umani fossero molto più sconosciuti degli abissi marini». Forse è stato proprio allora che Maiorca ha creduto nell’impossibile e lo ha realizzato. Il suo più grande avversario è stato il francese nato a Shanghai (e morto suicida all’Elba), Jacques Mayol: il duello fra i due ispirò “Le grand bleù”, film che Luc Besson realizzò nel 1988, ma che uscì in Italia solo nel 2002. Era stato lo stesso Maiorca a opporsi alla proiezione del film, perché ledeva la sua immagine.

Maiorca imparò a nuotare a quattro anni, «ma avevo una gran paura del mare», gli piaceva ricordare. «Un giorno – rivelò – un amico medico mi ha mostrato un articolo in cui si parlava di un nuovo record di profondità a -41 metri, strappato a Bucher da Falco e Novelli. Era l’estate 1956 e rimasi fortemente suggestionato da quell’impresa così audace». Nacque così la favola del ‘re degli abissi’. Maiorca strappò il titolo di uomo che è riuscito ad andare più in profondità e, nell’anno delle Olimpiadi a Roma, coronò il proprio sogno: toccare -45 metri e superare la soglia del brasiliano Santarelli che, nel settembre dello stesso anno, si riappropriò tuttavia del primato, raggiungendo i -46; durò poco, perché a novembre Maiorca si portò a -49. Rimase ai vertici per 16 anni, fino al 1976, poi lo stop fino al 1988 quando, per le proprie figlie Patrizia e Rossana (entrambe celebri nel mondo per una bella serie di record mondiali d’immersione in apnea), raggiunse l’ultimo record: -101 metri. Quindi appese le pinne al chiodo per godersi gli ultimi anni, dopo avere conosciuto il silenzio assordante degli abissi. A uno come lui il silenzio non ha mai fatto paura.

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